PUNTI DI FUGA

"Il labirinto, nella sua definizione arcaica, è un percorso spiraliforme che si sviluppa all’interno di un gioco geometrico composto di linee e corsie che collegano un ingresso con un centro.

L’ingresso coincide con l’uscita, a rilevare l’ambivalenza simbolica in cui sovrapposizioni o addirittura concomitanza fra significati opposti coincidono nella relatività del senso delle cose, delle dimensioni, degli spazi.

Il filo d'Arianna esprime la nostra volontà razionale che ci permette di uscire dal potere paralizzante del più atavico e terrorizzante dei mostri: la paura individuale e più intima".

PUNTI DI FUGA è un'opera rivolta ai ragazzi dell'Istituto Penitenziario Minorile Malaspina di Palermo e realizzata con il loro aiuto all'interno di un laboratorio  appositamente dedicato.

A differenza del labirinto tradizionale PUNTI DI FUGA non è percorribile. E' il labirinto stesso che si contorce su se stesso in un intreccio di linee rette che danno la percezione di un cerchio al suo interno.

Lo stesso filo d'Arianna è solo nell'illusione dell'asse di un "cerchio" che si vede, ma che non esiste.

 

INORI OTO TANGO  (PREGHIERE SUONI PAROLE traduzione del titolo dal giapponese).

La cultura centenaria dell'intreccio, trasmessa dai maestri "intrecciatori" della Riserva Naturale Orientata dello Zingaro (TP), è stata l'ispirazione di questa installazione interattiva dedicata ai visitatori della riserva.

L'opera si compone di tre parti 1) un primo grande cilindro ispirato alla ruota delle preghiere buddiste (chokhor), realizzato con canne e tre basi dei "panari" siciliani; 2) una sorte di carillon fatto di canne di varia lunghezza, che suonano battute da "martelletti" azionati dalla rotazione del primo cilindro; 3) tre piccoli cilindri che ruotano l'uno sull'altro anch'essi azionati dalla rotazione del primo grande cilindro.

I tre cilindri sovrapposti sono stati realizzati con un'impalcatura interna identica al primo grande cilindro, e rivestiti con del tessuto bianco su cui sono riportate alcune parole. Poiché i tre cilindri ruotano indipendentemente l'uno dall'altro sulla stessa spinta del primo grande cilindro, si fermeranno di volta in volta in maniera del tutto casuale formando così delle frasi dal significato sibillino.

Solo un gioco per toccare con mano ciò che i visitatori, poco oltre, avrebbe solo ammirato nel museo antropologico.

 

OMAGGIO A GAUDI' 

Il mio viaggio in Spagna è stato una vera scoperta di sensazioni e immagini, e in modo particolare Parc Güell è stata una vera e propria magia.

Le forme morbide del parco sarebbero state impossibili da realizzare senza i "frammenti" di porcellana, però le fughe tra le piastrelle hanno avuto per me un fascino nascosto straordinario, una specie di rete che morbidamente aderisce per imbrigliare quel mosaico incessante di colori e forme.

Nella realizzazione di questa installazione giocare a riprodurre "le fughe", ovvero i "vuoti" di Gaudì, è stato per me come scoprire la "grande donna" che si cela sempre dietro a un grande uomo.

Questo vuoto, questa soluzione di continuità che unisce, avvolge, trattiene, che da risalto all'ipnotica alternanza di pieni e vuoti, è la dimensione che ho voluto riprodurre con delle semplici fettucce ricavate da canne palustri intrecciate tra loro.

Una cornice merlettata da attraversare per unire cielo e paesaggio in un fantastico gioco di frammenti con forme ora concave ora convesse, con squarci e punti di vista liberamente scelti dall'osservatore.